Negli ultimi anni la Grecia è sotto i riflettori da parte dell’Unione Europea per quanto riguarda la propria politica economica.
Il dato di fatto è che la Grecia presenta un tessuto economico fortemente imperniato su un’elevata spesa pubblica, la quale ha prodotto negli anni un inevitabile aumento del debito pubblico.
Attualmente, poiché il sistema economico europeo prevede l’adozione da parte dei paesi membri di politiche economiche basate su una drastica riduzione del rapporto deficit-pil, ciò ha messo in serie difficoltà la già fragile economia ellenica.
La Grecia, da parte sua, negli ultimi tempi, su pressione dell’Unione Europea, ha visto una rimodulazione della sua spesa pubblica, effettuando dei tagli drastici sia alle pensioni che agli stipendi pubblici, nonché aumentando la pressione fiscale. Tutto questo, però, si è riflesso in una drastica diminuzione della spesa pubblica da una parte e l’impoverimento della sua popolazione dall’altro.
Per risolvere questa pesante situazione che si è venuta a creare all’interno del sistema economico greco, occorrerebbe revisionare e rimodulare il rimborso del debito pubblico, mediante dilazione dello stesso per alcuni decenni e mediante la conversione di parte del debito in irredimibile.
Occorrerebbe, d’altro canto, che l’Unione Europea destini maggiori risorse alla Grecia per permetterle di uscire da quest’impasse che si è venuta a creare dando una spinta all’intero sistema economico ellenico.
Certo tale soluzione non è facile da adottare, ma obbligando la Grecia ad ottemperare alla politica di austerity imposta dall’Unione Europea, non si farà altro che continuare ad affamare il già sofferente popolo ellenico.
Speriamo che al più presto la Grecia possa ritornare ad essere un “grande paese” come la storia ci insegna.
ALESSANDRO PIGNATELLI