IL MONDO AL BIVIO: OCCORRE PIU’ GIUSTIZIA SOCIALE

Negli ultimi anni stiamo assistendo a notevoli stravolgimenti nell’ambito dell’economia mondiale.

Gli equilibri economici si stanno spostando sempre più verso nuovi mercati quali quelli asiatico (Cina, India, ecc.), sud America (Brasile, Argentina), con conseguente declino del cosiddetto “vecchio continente” Europa.

Inoltre, negli ultimi tempi stiamo assistendo ad un flusso continuo di masse di esseri umani disperati che si stanno riversando in Europa ed in special modo in Italia che gridano a noi tutti a gran voce la loro disperazione.

Tutto ciò è figlia delle politiche che da numerosi decenni hanno assunto molti paesi occidentali che hanno pensato soltanto a stare bene loro senza preoccuparsi di coloro che vivevano nell’indigenza.

Adesso che i “nodi sono arrivati al pettine” ne paghiamo le conseguenze e ancora non riusciamo a trovarne una soluzione.

Per ovviare a ciò occorrerebbe effettuare nell’ambito delle Nazioni Unite degli accordi con i paesi del cosiddetto “terzo mondo” per cercare di regolamentare i flussi di esseri umani, magari concedendo aiuti sia in termini economici che di competenze; nei casi in cui non vi siano possibilità di accordi con tali paesi a causa di guerre e persecuzioni, occorrerebbe controllare e in caso di necessità bloccare alle frontiere dei paesi del nord Africa e del medio oriente il flusso di migranti.

Questo è un compito estremamente arduo che tutti i paesi, attraverso le organizzazioni internazionali dovrebbero adottare al fine di arginare tale fenomeno.

Però nel breve/medio periodo occorrerebbe rivedere e anche ripensare anche al modo di essere impostata l’economia globale, cercando quando più possibile di giungere ad una maggiore giustizia sociale.

Giustizia sociale intesa nel senso di una migliore ridistribuzione della ricchezza mondiale, facendo finalmente pagare a coloro (sia singoli soggetti privati che intere economia nazionali) che hanno di più a favore di coloro (sia singoli soggetti privati che intere economie nazionali) che sono più sfortunati.

Questa sembra una utopia e la strada è ancora molto ardua ma sono convinto che con l’impegno di tutti ce la possiamo fare.

                                                                                      ALESSANDRO PIGNATELLI

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